I Pasquali
I significati dei pasquali 2026
Brochure Ordine di Sfilata Pasquali 2026
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Pasquale n.1 - Disegno celeste
Nel disegno celeste Maria è la figura cardine, è colei che ha dato vita al Figlio di Dio
fatto uomo.
Maria e Gesù, madre e figlio, sono così uniti che la devozione a Maria porta al cuore
di Gesù. Ogni madre terrena cerca in Lei ispirazione. Il suo cuore immacolato è carico
d’amore, si apre agli altri, gioisce e soffre ma resta ancorato alla vita eterna e diventa
la via più sicura per conoscere e amare Dio.
La nascita di Gesù e la sua Resurrezione sono i due momenti inscindibili dell’esistenza
cristiana. La nascita di Gesù è l’incarnazione, è il dono della vita, è l’evento in cui Dio
assume la forma umana e l’inizio del cammino di liberazione. Invece, la Resurrezione
è il fondamento della vita cristiana e dimostra la vittoria di Cristo sul peccato e sulla
morte, offre salvezza e redenzione. Insieme rappresentano l’unico disegno celeste:
senza la nascita non ci sarebbe stata l’umanità assunta da Dio e, quindi, la possibilità
di morire e risorgere verso la vita eterna.
La vita umana scorre sotto diverse forme e, a partire dal battesimo, segna l’inizio di
un cammino spirituale che trasforma l’esistenza fino alla morte fisica per poi rinascere
nella vita eterna.
Come per Maria, la fede cristiana deve riempire il nostro cuore e insegnarci a
convertire il dolore estremo in gioia.
Buona Pasqua 2026
Reparto Combo
Pasquale n. 1
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Pasquale n.2 - Ritmo Divino
Quest’anno vorremmo farvi immergere completamente nella musica, svelandone un lato nascosto, in particolare quello relativo al concetto di tempo; il metronomo infatti, rappresenta lo strumento fondamentale per mantenere una pulsazione comune quando si suona.
Una comunità può essere vista come una grande orchestra che cerca di suonare seguendo uno stesso ritmo stabilito da un metronomo universale, Dio; questo non significa che dobbiamo essere tutti uguali, bensì sincronizzati. Sebbene ognuno abbia il proprio strumento, la propria storia e le proprie fragilità, quando il riferimento è condiviso nasce un'armonia che non potremmo mai creare singolarmente.
“Io sono la luce del mondo, chi segue me non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” Giovanni 8,12
E così noi piccole note siamo sostenute da Dio, che ci aiuta a creare il ritmo della fede;
il metronomo, non dà la melodia, ma fornisce solamente il ritmo, ed è ciò che permette ai musicisti di suonare insieme, infatti senza una precisa durata, le note che compongono una melodia rimbalzerebbero ovunque creando un caotico guazzabuglio.
“Ut omnes unum sint”
"perché tutti siano una cosa sola” Giovanni 17,21
Una comunità che rimane unita è in grado di portare a termine grandi imprese, contribuendo così a rendere il mondo un posto più accogliente e migliore per tutti.
“Guarisci il mondo in cui viviamo, salvalo per i nostri fi gli”
Questa è la frase più emblematica della canzone “Heal the world” e ci fa riflettere sul concetto di comunità e unione indicato da Dio; il testo sprona a guardare dentro noi stessi, per ritrovare l’amore necessario per cambiare il mondo. Questo concetto è rafforzato dalla presenza dello specchio, che mostrando il nostro riflesso, ci invoglia a meditare su noi stessi e sulle nostre azioni. Ci permette inoltre di accantonare l’egoismo affinché si possa giungere alla realizzazione di una società migliore.
Le spighe che incorniciano lo specchio rappresentano il nutrimento spirituale, la crescita e il sacrificio di sé necessario per raggiungere tale scopo; con la loro disposizione raffigurano l'ostia. "In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto" Giovanni 12,24
Il sempervivum ci induce a ritrovare la fede in noi stessi anche nei momenti più difficoltosi, rappresentando la capacità di resistere alle avversità nutrendosi della parola di Dio, infatti in natura lo troviamo anche in alta montagna che prospera tra le rocce.
Il violino, rappresentato dalle 2 effe, simboleggia la tensione tra bene e male elevandosi a strumento di introspezione spirituale. La Pasqua, diventa un invito a ritrovare l’unità, riconoscere un ritmo condiviso e lasciarsi guidare da un battito che non è nostro, ma che ci comprende tutti; Il metronomo nella sua essenzialità, diventa dunque un’immagine intensa della relazione tra Dio e l’umanità.
Dio come ritmo, la comunità come orchestra e la vita personale come melodia da allineare.
Per cui alla fine, ciò che conta non è la perfezione tecnica, ma la disponibilità a stare a tempo insieme, lasciandosi guidare da quel battito che da sempre unisce chi sceglie di ascoltarlo.
Buona Pasqua a tutti dal pasquale nº2, combo
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Pasquale n.3 - Cuore di pane, cuore divino
Gesù ha le braccia aperte pronto ad accoglierci e apre la strada verso di noi. Le pale del mulino a vento sono mosse dall’ultimo respiro di Gesù sulla Croce, che è morto per salvare ognuno di noi: è il soffio dello Spirito Santo che Gesù ha voluto dare al mondo intero. Esso macina il grano. Con l’aiuto delle mani dell’uomo, che impastano la farina, il lievito e gli altri ingredienti essenziali, si ottiene il pane. Così per l’uva, con l’aiuto dei piedi dell'uomo, che pigiano i chicchi, si ottiene il vino. Dio non vuole fare nulla da solo ma chiede la collaborazione di ciascuno. La sera precedente alla sua morte, nell’ultima cena, Gesù offrì al Padre il pane e il vino, segno del suo corpo e del suo sangue e continua a offrirsi nella Messa. Il nostro pasquale ci ricorda che ognuno di noi ha ricevuto il dono dell’Eucaristia, dello Spirito Santo e della salvezza. Rimaniamo uniti a Gesù - cuore di pane e cuore divino -, andiamogli incontro, lasciamoci raggiungere e nutrire da Lui. Pasquale n^3 Reparto Combo
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Pasquale n.4 - GESÙ : IERI, OGGI E SEMPRE
Sul nostro pasquale sono rappresentati quattro dei simboli paleocristiani che venivano utilizzati nell’antichità per raffi gurare il cristianesimo.
LA COLOMBA : simbolo dello Spirito Santo e della pace.
IL PESCE : segno di riconoscimento segreto utilizzato dai primi cristiani per identifi carsi tra loro, specialmente durante le persecuzioni.
Le lettere sotto,formano un acrostico, “Iesous Christos Theou Yios Soter” : “Gesù Cristo Figlio di Dio il Salvatore“.
XP : iniziali in greco di Gesù e Alfa ed Omega, la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto. A ricordarci che Cristo è il principio e la fi ne di ogni cosa.
VITE E GRAPPOLI D’UVA : l’immagine dell'uva rimanda alla passione di Cristo e all’episodio dell’ultima cena.
Oggi, per annunciare la fede cristiana,abbiamo creato un nuovo simbolo.
Al centro c’è una montagna con tre livelli che si identifi cano con la nostra crescita grazie all’amore di Dio.
Iniziando da piccoli semi che simboleggiano il momento in cui riceviamo il Battesimo, in seguito si trasformano in germogli quando ci accostiamo al dono della confessione, per poi sbocciare in fi ori con i sacramenti della Cresima e della Comunione diventando così testimoni di Cristo nel mondo e membri della Sua comunità.
In alto il cuore aperto di Gesù irradia la luce della misericordia e la potenza della sua Pasqua :
i suoi raggi ci hanno sempre accompagnato e aiutato fi n da piccoli a superare tutte le diffi coltà.
BUONA PASQUA
Pasquale n.4
Reparto Combo
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Pasquale n.5 - A riveder le stelle
La nostra portantina nasce da un
verso che per noi dice tutto:
“A riveder le stelle”, tratto dalla
Divina Commedia.
Dante usa queste parole quando esce
dall’Inferno.
Dopo il buio.
Dopo la paura.
Dopo la fatica.
Ed è proprio questo il cammino che
abbiamo voluto raccontare.
Alla base del Pasquale c’è l’Inferno:
le cadute, le maschere, il cuore
spezzato.
È il momento in cui ci perdiamo, in
cui ci sentiamo soli, in cui sbagliamo.
Nella fascia centrale della portantina
c’è il Purgatorio: una mano che ti
prende, una scala che sale, parole
semplici ma forti — perdono,
coraggio, fi ducia, scelta.
Qui ci accompagna una frase di
Dante:
“Libertà va cercando, ch’è sì cara.”
È il momento in cui capisci che puoi
cambiare direzione.
Che rialzarsi è una scelta.
Poi raggiungiamo la vetta: il
Paradiso: la luce, le nuvole e le stelle.
E Dante scrive:
“L’amor che move il sole e l’altre
stelle.”
È l’amore che muove tutto.
È l’amore che rialza.
È l’amore che fa rinascere.
Ma questo viaggio è anche
profondamente pasquale.
La Pasqua cristiana ci racconta di
una tomba vuota,
di una pietra rotolata via,
di una vita che ricomincia.
Ci dice che Gesù è risorto,
che la morte non ha l’ultima parola,
che ogni inferno può essere
attraversato e che dopo ogni notte
arriva un mattino nuovo.
Il cuore del nostro lavoro è proprio
questo: la Resurrezione.
Pasqua ci ricorda che non siamo
defi niti dalle nostre cadute.
Che qualcuno ci tende sempre la
mano,
Che possiamo rialzarci,
Che possiamo rinascere.
Come nella “Divina Commedia”
di Dante, anche qui il viaggio
non fi nisce nel dolore: fi nisce nella
luce.
“A riveder le stelle” signifi ca questo:
ritrovare speranza,
rialzarsi,
rinascere.
Pasqua 2026
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Pasquale n.6 - OSCILLUM FIDEL
La Pasqua è il momento in cui il cielo e la terra si baciano dicevano i padri fondatori della Chiesa. In questo bacio divino, la farfalla spiega le ali della vita e il dondolo della fede trova il suo equilibrio.
La farfalla è un simbolo potente della Resurrezione di Cristo e incarna il cuore del mistero pasquale: la vittoria della vita sulla morte. La sua metamorfosi, da bruco a creatura alata, diventa metafora della liberazione dalle catene del sepolcro. Come il bruco attraversa la crisalide per diventare creatura nuova, così Cristo risorge per donarci la vita eterna. E il suo volo? La nostra farfalla spiega le ali e intraprende un volo ascendente, portando con sé l’annuncio dell’amore di Dio che trionfa sul male. Anche noi, come la farfalla, siamo chiamati ad uscire dal nostro “bozzolo” interiore per accogliere la novità della Resurrezione. Ma come possiamo noi cristiani risorgere come Cristo e diventare farfalle? Salendo sul dondolo della fede.
Il dondolo simboleggia l’uomo: instabile, oscillante, sospeso tra caduta e speranza, tra dubbio e fede. In queste oscillazioni, si riflette la nostra condizione umana, fragile ma sempre in ricerca di luce e di certezze. Il suo movimento continuo richiama il cammino dell’uomo che, anche nelle difficoltà, è chiamato ad affidarsi a Cristo come insegna il Vangelo.
“Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna” (Gv 6,68).
Il dondolio ci porta tra smarrimento e contemplazione, tra terra e cielo. Eppure, in questo movimento, esiste un fulcro: la fede, ciò che sostiene e dà senso a ogni oscillazione. Il fatto che la farfalla si muova solo grazie al dondolo ci ricorda che la rinascita non è immediata o statica, ma il frutto di un percorso, poiché è proprio nel movimento incerto della vita che si accende la speranza.
Oggi, nel giorno della Santa Pasqua, vediamo il dondolo della nostra vita come segno della misericordia di Dio, che ci fa rimanere saldi sotto le ali della fede. La Pasqua è una speranza viva, che nasce proprio dentro le nostre oscillazioni. È la certezza che, anche nelle fragilità e nelle incertezze, la luce può farsi strada e la vita può rinascere. Perché, come ci ricorda il Vangelo, “La luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta” (Gv 1,5).
La Resurrezione è il battito d’ali che la farfalla dispiega sul dondolo della vita terrena, un movimento ascendente verso la luce piena di Dio.
Buona Pasqua!
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Pasquale n.7 - Il tempo dell’attesa
Pasqua non è solo Resurrezione, ma è anche il cammino che la prepara. È il tempo dell’attesa che si compie, del silenzio che precede la gioia, della luce che nasce nel cuore della notte. È un passaggio che non avviene all’improvviso, ma attraversa l’oscurità per aprirsi alla pienezza della vita.
A dominare la scena è il gufo che veglia nella notte posato su un ramo secco. È l’immagine più rappresentativa di questa attesa, in quanto è un animale silenzioso e vigile, capace di restare desto quando il mondo dorme. La sua presenza richiama il Sabato Santo, il tempo sospeso in cui tutto sembra fermo e l’umanità attende nel silenzio il compiersi della promessa. Il gufo non si muove, non agisce, osserva e custodisce. È simbolo di vigilanza, di chi resta presente anche nel buio, certo che la luce verrà. «Vegliate, dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora» (Mt 25,13).
Accanto a questo vigile custode, una lanterna accesa rompe il buio. Non è una luce abbagliante, ma discreta e costante, capace di orientare: non annulla l’oscurità, ma la attraversa. Essa richiama Cristo, luce del mondo: «Io sono la luce del mondo; chi segue me non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita» (Gv 8,12). Come il cero pasquale nella Veglia, questa luce annuncia che la morte non ha l’ultima parola, non è la fine di tutto. La lanterna diventa così un segno concreto di speranza, una luce sicura che guida nel buio e conduce alla vita nuova.
In questa scena statica, il ramo secco su cui il gufo è posato inizia lentamente a trasformarsi. Ciò che appare arido e immobile si fa, poco alla volta, vivo, fino a tornare a fiorire. È un cambiamento silenzioso, quasi invisibile, ma reale. La vita non irrompe all’improvviso, ma germoglia nel tempo.
A coronare questa rinascita sono i fiori di mandorlo. È il primo albero a fiorire: con la sua chioma candida e profumata emerge tra le piante ancora spoglie, segno discreto, ma deciso di un cambiamento che sta avvenendo. Proprio in questa fioritura prematura si rivela un significato più profondo, come affermato da Papa Francesco: «Cristo è come il fiore del mandorlo, colui che fiorisce per primo e annuncia la primavera». Egli precede ogni cosa e apre la strada, portando con sé l’umanità verso una vita nuova che non è solo promessa, ma è realtà che già comincia a germogliare. Questo passaggio dalla morte alla vita, fino al rifiorire, rappresenta il cuore del mistero pasquale: la Risurrezione si manifesta nel silenzio dell’attesa, animando ciò che era senza vita e annunciando un tempo nuovo.
L’insieme di questa rappresentazione vuole valorizzare il tempo che precede la Pasqua. È nella veglia che l’attesa prende forma e diventa viva. È nella luce che l’attesa trova orientamento. È nella Resurrezione che l’attesa si compie pienamente e che la vita si manifesta in tutta la sua pienezza.
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Pasquale n.8 - INTEsSIAMO PAROLE D’AMORE
Intessiamo parole d’amore … in Te siamo parole d’amore.
Questo pasquale unisce le parole di Gesù alle parole che ciascuno di noi porta nel cuore, creando una tessitura che ci insegna a usarle meglio e a custodirle.
Ci sono degli spazi liberi affinché ciascuno possa comporre la propria parola.
Una, in particolare, oggi è la più preziosa: PASQUA.
Pensiamo alle parole come fili: da sole fragili, intrecciate diventano forza.
Quando le nostre parole incontrano quelle di Gesù possono diventare guida e sostegno nella vita quotidiana.
Tre immagini ci accompagnano.
L’intreccio: piccoli gesti e buone parole costruiscono la comunità. Ogni parola ascoltata e donata dal cuore, con sincerità, aggiunge forza alla tela comune.
Il cruciverba: le parole si incastrano: “collaborare” unita a “pace” e a “servire” moltiplicano il loro valore e diventano un gesto concreto.
I cuori: i segnalibri che abbiamo realizzato con gli origami sono fogli che prendono forma, ci ricordano le parole lette e invitano a sostare.
Oggi le parole corrono troppo velocemente e spesso non si riescono neppure a sentire. Noi crediamo che la cura e l’accoglienza delle parole sia una scelta semplice ma rivoluzionaria: fa stare meglio noi stessi e gli altri, illumina la vita,
Ti facciamo tre inviti.
Scegli ogni mattino una parola del cuore e vivila.
Ascolta prima di parlare: l’ascolto è una parola d’amore
Chiediti se le tue parole assomigliano a quelle di Gesù.
Ti doniamo un’ immagine per augurarti una Pasqua di bellezza:
ogni parola è un fiore, tante parole sono un giardino,
prendiamocene cura!
Buona Pasqua. Di cuore.
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Pasquale n.9 - Vola l’amore, fiorisce la speranza
Per capire quanto è potente fidarsi di Dio , c'è una leggenda che arriva
dall'Ungheria. Si racconta di un Re che voleva guarire il suo popolo da una brutta
malattia e, non sapendo più cosa fare, lanciò una freccia verso il cielo chiedendo
aiuto al Signore. La freccia cadde su una Genziana , così il Re si fidò, usò quel fiore
come medicina e tutti guarirono!
E noi come possiamo fidarci di Dio? Ascoltando la sua Parola e diffondendo il suo
amore. La Parola di Gesù è come tanti piccoli semi . Sono leggeri come i piumini di
un soffione e volano lontano, spinti dal vento gentile dello Spirito Santo . Allora
anche noi dobbiamo fidarci di Gesù e spargere questi semi ovunque ! Non importa
se il terreno è un prato fiorito o se è pieno di sassi: noi seminiamo con un sorriso,
parlando con dolcezza e volendo bene a tutti.
E poi? Succede un miracolo! Quando ascoltiamo Gesù e facciamo ciò che dice, quei
semi iniziano a germogliare . Nasce così una speranza nuova : la speranza di
vivere in un mondo più bello, felice e pieno di gioia. Proprio come un fiore che
sboccia nel deserto, il nostro amore può trasformare ogni cosa.
Seminiamo con gioia e... chissà che meraviglia nascerà!
Reparto Dossorovina
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Pasquale n.10 - VITA CHE FIORISCE
“Ma il sentiero dei giusti è come luce che spunta e va sempre più risplendendo, finché sia giorno pieno.”
Proverbi 4:18
Con questo pasquale abbiamo riproposto il trasporto del Santo Crocifisso di Combo del 2025.
Lo abbiamo creato come se fosse il gioco dell’oca dove ogni tessera rappresenta un passo del percorso di Gesù con il peso della croce.
Gesù ha camminato su un sentiero difficile consapevole che le sue azioni avrebbero salvato tutti.
Noi possiamo accompagnare Gesù alleggerendo il carico sulle sue spalle.
Ogni volta che incontriamo Gesù la domenica durante la messa, che ci comportiamo bene, che aiutiamo il prossimo, la sua croce diventa più leggera.
Con questo percorso abbiamo capito che ogni volta che cadiamo, Gesù ci aiuta a rialzarci, lo ha insegnato a tutti: bisogna confidare in lui e nel suo aiuto.
Infatti Gesù sulla croce ha le braccia aperte, non importa se siamo stanchi o se abbiamo fatto qualche capriccio, possiamo correre da lui per farci abbracciare.
Avvicinandoci con le pedine alla croce, scopriamo che il crocifisso su cui è morto Gesù non è simbolo di fine ma di rinascita, di vita che si rigenera.
Gesù ci insegna che con il nostro comportamento ci rinnoviamo.
Gesù ci insegna ad essere giusti.
E’ così che il legno della croce si trasforma in vita che fiorisce.
Pasquale n° 10
Reparto Dossorovina
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Pasquale n.11 - PETALI DI SPERANZA
Noi ragazzi abbiamo scoperto, che all’interno dei brani del Vangelo e anche in quelli dell’Antico Testamento, vengono citati spesso dei fiori, in particolare il giglio bianco. Ecco il motivo per cui abbiamo deciso di costruire il nostro pasquale a forma di fiore.
Il giglio bianco è legato alla Pasqua perché simboleggia la resurrezione, la rinascita e la speranza.
In ogni petalo del nostro fiore abbiamo rappresentato, attraverso un nostro disegno, una delle scene o un simbolo che abbiamo scovato durante la nostra ricerca; ora ve li spieghiamo tutti.
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Nell’Antico Testamento, in particolare nel Cantico dei Cantici , viene citato il fior di loto (spesso interpretato o tradotto come giglio) che simboleggia l’elezione, la bellezza e l’essere amati da Dio.
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Il giglio bianco è il fiore della Madonna, simbolo della sua verginità e candore. Spesso è presente nelle raffigurazioni dell’Annunciazione, offerto dall’Arcangelo Gabriele.
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Associato a S.Giuseppe e alla Vergine Maria, il giglio rappresenta purezza, castità e fede.
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Nella sua forma stilizzata , nota come fleur de lis, il giglio è un potente simbolo cristiano che rappresenta la Santissima Trinità attraverso i suoi tre petali.
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Il giglio bianco è uno dei simboli più iconici di Sant’Antonio da Padova, rappresentando la purezza della sua anima, la castità e la lotta contro il male. Il Santo nelle raffigurazioni tiene spesso il fiore accanto a Gesù Bambino, evocando la sua vita evangelica e il suo amore puro per Dio.
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La parabola dei gigli dei campi, tratta dal Vangelo di Matteo, è un invito di Gesù alla fiducia nella Provvidenza divina. Osservando la natura che cresce senza affanni, viene sottolineato che Dio cura ogni persona molto più di erba e fiori, invitando a vivere senza preoccuparsi per il cibo o i vestiti ma a cercare il Regno di Dio.
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Il giglio bianco è anche associato a Gesù risorto rappresentando speranza, rinascita e vita eterna.
Sul nostro pasquale c’è anche l’acqua che scorre tra le foglie di rame che rappresenta vita, purificazione, rinascita e grazia divina.
Noi piccoli abbiamo la speranza che i nostri genitori, e tutti gli adulti che fanno parte della nostra vita, possano vivere con meno preoccupazioni la quotidianità perché, come ci insegna la parabola dei gigli nei campi, ciò non aggiunge nulla alla vita.
Gesù dimostra che la vera ricchezza non deriva dal possesso di cose materiali bensì dalla libertà di sperare e confidare nell’Amore paterno di Dio.
Reparto Dossorovina
Pasquale n° 11
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Pasquale n.12 - AIUTATEVI GLI UNI GLI ALTRI
Il nostro giro dell’oca nasce come un cammino simbolico ispirato alla figura del Cireneo, colui che ha aiutato Gesù a portare la croce lungo la via del Calvario. In questo gesto di aiuto si trova il significato più profondo del gioco: ricordarci che il cammino della vita e della fede non si affronta da soli, ma insieme, sostenendosi a vicenda.
Lungo il percorso ci saranno momenti di avanzamento e momenti di attesa, prove da superare e soste di riflessione. Alcune caselle inviteranno ad aiutare un compagno, altre chiederanno di accettare l’aiuto degli altri. Perché nella comunità cristiana nessuno cammina da solo: siamo fratelli, siamo amici, siamo chiamati a sostenerci.
Ogni casella rappresenta un passo di questo percorso. I colori vivaci richiamano la gioia della comunità, mentre i semi lungo il tragitto simboleggiano la speranza e il bene che, anche nei momenti di fatica, possono germogliare e crescere. Proprio come il Cireneo ha condiviso il peso della croce, anche noi siamo chiamati a condividere le difficoltà e a far nascere, attraverso piccoli gesti, qualcosa di nuovo.
Le pedine, nei colori dei cinque reparti di Bormio, rappresentano l’intera comunità che cammina unita. Ognuno con la propria identità, ma tutti parte dello stesso percorso: un’immagine concreta di fraternità e collaborazione.
Il percorso termina davanti ad una croce: non come simbolo di sconfitta, ma come segno di speranza. La croce ricorda che l’amore più grande è donarsi per gli altri e che ogni fatica, se condivisa, diventa più leggera. È un messaggio chiaro: l’aiuto reciproco, vissuto con spirito di fede, conduce alla comunione, alla vicinanza tra le persone, e alla scoperta di un amore più grande.
Sullo sfondo infine troviamo l’ombra della croce che diventa un abbraccio. Questo ci ricorda che ogni fatica condivisa può diventare relazione, ogni sacrificio può generare comunione, e ogni gesto di aiuto può trasformarsi in un segno concreto di speranza.
Questo gioco, quindi, diventa un invito a vivere ogni giorno come il Cireneo: pronti a tendere la mano, a condividere il peso degli altri e a camminare insieme verso un traguardo di speranza.
Perché la vera vittoria non è arrivare per primi, ma arrivare insieme.
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Pasquale n.13 - COME LUCE CHE GERMOGLIA
Il trenino di San Paolo rappresenta ciascuno di noi, rappresenta il viaggio della nostra vita. Il nostro
percorso inizia nella terra scura, simbolo dell’umanità ferita dal peccato e dalla fragilità. Qui
incontriamo i simboli dei volti del Vangelo che cercano misericordia: Maria Maddalena con i sassi,
simbolo del peccato e della condanna, il violino dietro le sbarre che rappresenta la schiavitù del male
di Nicodemo e il fango per i Magi, simbolo della miseria dell’uomo. Le canzoni di Jovanotti come Fango
o Le tasche piene di sassi descrivono proprio questo: le di/icoltà, i deserti e la sete di libertà che
segnano il cammino umano e che interrogano l’uomo cercando un senso.
Eppure il nostro viaggio può arricchirsi di nuove prospettive. Al centro di tutto c’è la Sacra Scrittura, il
libro aperto che è parola viva. Come Paolo sulla via di Damasco, e come il trenino che viaggia verso il
libro, tutti noi, carichi delle nostre ombre, siamo chiamati ad incontrare il Vangelo e, per grazia di Dio,
ne usciamo trasformati. È l'immagine della conversione: il Vangelo non è solo un testo da leggere, ma
un incontro che cambia la direzione della nostra marcia, proprio come una "Nuova Era" (come canta
Jovanotti) che inizia nel cuore.
Dopo l'incontro con Gesù, il paesaggio fiorisce: il nido, simbolo della rinascita, il mandorlo che
rappresenta la fioritura, il bus dei sogni che rappresenta i desideri di vita nuova e le scarpette da ballo
che rappresentano l’uomo con una nuova vita, testimoniano che la Pasqua è avvenuta: la morte è
vinta. È la vita che risorge al ritmo di una nuova Musica. Non siamo più viandanti solitari, ma una
Chiesa, una comunità (le mani che si uniscono) che celebra "il più grande spettacolo" che sia mai
esistito: la vittoria della Vita sulla morte che rende l’uomo libero. Il pettirosso vuole simboleggiare
proprio questo, la libertà che ognuno di noi ottiene grazie al Vangelo. E perché ognuno ne possa
giovare, la gioia della vita nuova deve essere sparsa ovunque e divulgata proprio come i petali del
tarassaco. La gioia cantata da Jovanotti diventa qui il riflesso della gioia cristiana, quella che nasce
dalla certezza di essere amati.
Sullo sfondo, l'immagine del Seminatore, ispirata a Van Gogh, ci ricorda la fedeltà di Dio. Lui è il Padre
che, instancabile, continua a gettare il seme della Grazia nella storia Il nostro pasquale racconta il
cammino della vita alla luce della Pasqua.
dell'uomo, aspettando con pazienza che ogni cuore diventi terra buona per germogliare.
Il nostro pasquale è, infine, accompagnato dalle canzoni di Jovanotti che diventano così una lingua
contemporanea capace di raccontare la stessa verità del Vangelo: in ogni circostanza può sempre
germogliare un nuovo mattino.
Attraverso questo cammino impariamo che le nostre fragilità, se o/erte a Dio, non sono un fine, ma il
terreno dove Lui compie il miracolo della rinascita. È l'invito a fidarsi (come canta Jovanotti “Mi fido di
te"), è l’invito a sperimentare il Vangelo e a lasciare che la nostra vita diventi un canto di lode
universale.
Pasquale n. 13
Reparto Dossorovina
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Pasquale n.14 -ATTRAVERSO ME
Fratelli miei,
osservate i cardi.
Crescono ovunque.
Si impongono, feriscono, occupano spazio.
Non crescono invano.
Quando l’uomo si allontana,
la terra produce spine e cardi.
È in mezzo a questa durezza
che ci si smarrisce e ci si sente più lontani.
Osservate la mia ferita,
segno del sacrificio compiuto per voi.
E proprio da quella ferita nasce un giglio.
Ciò che è stato segno di morte
non è rimasto tale.
Ha generato speranza.
Attraverso Me
la sofferenza dell’uomo è stata vissuta nella carne.
Segno del mio passaggio tra voi.
Per questo la mia mano nasce dal ceppo.
Da qui scorre ciò che appare come sangue.
Non si arresta.
Si trasforma.
Si fa limpido.
Ciò che è segno di sacrificio
diventa sorgente di speranza.
Non per lasciare nel dolore,
ma per aprire una via alla luce.
Non temete.
Chi si perde
non viene abbandonato.
Io vi cerco.
Uno per uno.
Chi si allontana
non viene dimenticato.
Non siete soli.
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Pasquale n.15 -SICUT IN CAELO, ET IN TERRA
"Un'illusione è il cavallo per la vittoria, e neppure un grande esercito può dare salvezza."
(Salmo 33, vs. 17)
Colui che si fida esclusivamente di sé stesso e non si lascia guidare dal Signore è paragonabile ad un
cavallo irrazionale che va domato necessariamente con la forza. Proprio per questo motivo, è doveroso
ricordare di rimettere la fede nel centro delle nostre priorità: ecco quindi come una giostra, all’apparenza
semplice, racchiuda un messaggio profondo e ben più significativo.
Nella cultura cristiana il cavallo è descritto come uno strumento di forza bellica ed oggetto della superbia,
un animale docile ed obbediente piegato ai fini degli uomini. In questa rotazione ciclica però, i cavalli
cambiano volto e scopo, rimanendo comunque pedine, ma di un gioco benevolo.
Grazie al loro movimento, infatti, viene stabilito il legame tra due livelli distanti. La base e la copertura della
giostra ruotano insieme, pur restando separate e parallele, unendo così due elementi che altrimenti
sarebbero divisi sul piano logico e strutturale. Si genera quindi unità e non più scissione; coesione, pienezza
e non più sopra e sotto, cielo e terra, spirito e concreto.
Montare in sella e prendere parte al ciclo della giostra segna dunque l'inizio di un percorso che ci porta ad
alzare prima il nostro sguardo verso la volta celeste e, successivamente, ad elevare le nostre menti,
riconoscendo il sacrificio di Cristo e celebrando la Pasqua. Con una singola azione possiamo quindi
annullare la distanza tra la realtà divina e lo spazio umano, avvicinandoci alla sacra idea di Ascensione
tramite un atto umile, puro, infantile.
Il Regno appartiene a chi sa farsi piccolo, piccolo in un gesto ma non nell'intento. Proprio i bambini, che
sulla giostra salgono con fiducia, ci insegnano questo abbandono. Non si interrogano sul meccanismo, non
ne comprendono la struttura, ma, nonostante ciò, si lasciano trasportare con gioia, dimostrandoci che la
vera elevazione non è salire sopra gli altri, ma lasciarsi sollevare con fiducia. Al contrario dei cavalli, i
bambini non vengono indirizzati ed affrontano spontaneamente questo passo, trasformando un semplice
giro in un’esperienza di festa, un movimento circolare in una spirale di eternità. Spirale che troviamo anche
nel sostegno principale della giostra richiamando lo stile tortile delle chiese cristiane.
Ma la comunità ecclesiale non si fonda solo su elementi visibili: esistono anche quattro principi che guidano
i comportamenti e favoriscono unità e fratellanza tra i fedeli. Così, accanto ai pilastri concreti e a quelli
ideali, il centro della giostra rappresenta la fede nella sua forma più semplice e autentica.
Dal giorno della prima Pasqua i fedeli possono gridare a voce alta che Cristo è vivo ed è Signore, poiché
"un esercito" corre, annuncia e lotta in suo nome. Ecco, quindi, come le figure citate nel Salmo 33 si
rivelano in realtà parte di un disegno eterno e circolare, una via di salvezza tracciata per noi, chiamati a
diffondere la Sua parola e a realizzare la Sua volontà:
“Sicut in caelo, et in terra"
(come in cielo, così in terra).
Buona Pasqua!
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Pasquale n.16 -IL CUORE CHE DA’ LA VITA
Sono i momenti difficili a ricordarci che, come ci hai insegnato tu,
“il sole basta averlo dentro”.
Il percorso di ognuno di noi è complicato, spesso si sbaglia strada, ci
si sente persi e sembra impossibile andare avanti. È qui che bisogna
trovare la forza e proseguire, così come il nostro albero segnato
dalle difficoltà segue il sole che indica la via per l’amore e la
salvezza. Questa luce divina ci guida nei momenti bui donandoci
due indispensabili risorse che provengono dal cuore del Signore, la
fede e l'amicizia.
È la fede che ci accompagna sempre e ci unisce infondendo in noi
un profondo senso di comunità e apertura verso il prossimo. Come
disse San Francesco “le piante sono la radice del cielo” nello stesso
modo sono sorretti dalle radici i sacramenti. Attraverso i quali Gesù
ci fa sentire la sua presenza, ci ama e ci dona la forza tramite dei
simboli: acqua, pane, vino e olio.
Nella vita si incontrano anime speciali che con un semplice sorriso
emettono una luce tanto forte da farci voltare come fossimo dei
girasoli che seguono il bagliore del sole.
I valori trasmessi dalle persone che ci sono state vicine sono
rappresentati dall’acqua, fonte di vita, e dai colori dell’arcobaleno.
Rosso passione, arancione energia, giallo la luce, verde speranza,
azzurro fedeltà, blu verità e viola per l’attesa. Dobbiamo fare tesoro
degli insegnamenti che le persone speciali ci hanno donato e seguire
la luce che ci hanno lasciato. Dobbiamo essere orgogliosi di aver
percorso parte della nostra strada con loro e pronti a proseguire
illuminando il cammino del prossimo, perciò
VIVI E SORRIDI
Pasquale n. 16
Reparto Maggiore
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Pasquale n.17 - NELLE NOTE TROVERAI LA SUA MELODIA
La musica ha da sempre affascinato e attratto l'uomo per via del suo potere evocativo e per le sue
qualità magiche, in grado di amplificare e modificare i sentimenti delle persone, fino a raggiungere
un vero e proprio potere catartico. Tuttavia, il rifugio nella musica è fugace, momentaneo. L'unica
vera soluzione risiede nella fede in Cristo, poiché soltanto credendo e abbandonandosi completamente
a Lui è possibile trovare la melodia giusta: la melodia della vita vera.
Quest'anno il nostro pasquale cerca il suono armonioso della Resurrezione attraverso lo strumento
del PIANOFORTE. Nel nostro percorso di fede, Dio, attraverso la Sua parola, ci indica la strada, ma
lascia a noi cristiani la libertà di scegliere, la possibilità di sbagliare, il dubbio di cadere in tentazione.
Nella TASTIERA davanti a noi ogni tasto fa parte di una melodia, ma è la scelta umana ad essere
responsabile dell'armonia o della dissonanza prodotta nel momento della composizione.
Dio ci mostra la via da seguire affinché il cristiano possa iniziare veramente a vivere e a cogliere il
messaggio della Pasqua. Ugualmente, il pianista deve seguire delle regole musicali per fare in modo
che le sue canzoni siano piacevoli e non una successione confusa di suoni, risultante da tasti premuti
senza un ordine preciso. Nel momento in cui le note saranno suonate nel modo corretto, queste non
solo permetteranno di ottenere motivi armoniosi, ma daranno vita e MOVIMENTO al pianoforte.
Il nostro strumento si presenta con la coda alzata per permettere alla sinfonia divina di espandersi e
compiere il proprio miracolo. Infatti, una volta che i tasti verranno suonati, la potenza della fede in
Cristo e del suo messaggio di amore si paleseranno, così il pasquale prenderà vigore. Soltanto allora
il FIORE della vita terrena, che era chiuso e raccolto in sé, sboccerà nella vita eterna, e il BRUCO,
scosso dal messaggio di fede, inizierà a muoversi per completare la sua metamorfosi.
Tutto questo però non basta, il percorso non è ancora finito: tutti noi dobbiamo essere in grado non
solo di rinascere, ma di farlo trasformati, come persone e cristiani nuovi, capaci di trasmettere
all’intero Creato la grandezza e la bellezza dell'amore del Signore. A questo punto, volgendo il nostro
sguardo verso l'alto, potremmo accorgerci che il bruco, dalla sua condizione di animale "strisciante"
sulla terra, è rinato in una nuova forma, trasformandosi in FARFALLA.
Ora il cristiano, impersonificato nella farfalla che si prepara a spiccare il volo, è pronto a cambiare il
suo cuore e a donarlo agli altri, proprio come Cristo ha fatto sulla croce. Il Salvatore si mostra nel
nostro pasquale sotto forma di OSTIA, ovvero il Corpo di Cristo. Nelle ali della farfalla, infatti, è
presente un piccolo FIORE, che ruotando lascia il posto a Gesù, unico motore che guida il suo volo.
Questo è il messaggio della Pasqua: non basta solamente fiorire e trovarsi nella melodia di Dio, ma è
necessario accoglierLa, seguirLa e soprattutto trasmetterLa al mondo intero, spiccando il volo come
farfalle.
Siamo chiamati, dunque, a sederci davanti a questo pianoforte e a farci esecutori umili ma coraggiosi.
Non dobbiamo temere di premere i tasti, perché se le nostre mani saranno guidate dall'amore, ogni
nostra azione riprodurrà fedelmente la melodia del Risorto. Soltanto suonando questo spartito divino
potremo trasmettere a tutto il mondo la vera Armonia, permettendo a chiunque ci ascolti di sentire
l'eco della Risurrezione e di spiccare il volo verso l’Eterno.
BUONA PASQUA!
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Pasquale n.18 - CUSTODIRE IL FUTURO
Custodire il futuro non è un’idea astratta. È una scelta quotidiana.
La Scrittura affida all’uomo il compito di “coltivare e custodire” il giardino (Gen 2,15). Il verbo
biblico indica vigilanza, responsabilità, cura. Non siamo proprietari assoluti della terra e della
storia: siamo chiamati ad amministrarle con coscienza.
Il Tau francescano sostiene il nostro Pasquale. Non è un ornamento. San Francesco lo adottò
come segno di conversione e di fedeltà concreta al Vangelo. Era una firma, ma prima ancora un
impegno: vivere in modo coerente, assumersi le conseguenze delle proprie scelte. Custodire il
futuro comincia da qui, dalla responsabilità personale.
Al centro abbiamo posto una giara che raccoglie i messaggi dei bambini. Non sono parole
ingenue: sono semi. Il Vangelo ricorda che il seme, pur piccolo, porta frutto se trova terreno
buono. Ogni parola di pace, di giustizia, di rispetto può diventare gesto, stile di vita, decisione.
Chi lo desidera può aggiungere nella giara il proprio seme, assumendosi la responsabilità di
trasformarlo in scelta concreta.
La giara richiama il roseto della Porziuncola, presso la Basilica di Santa Maria degli Angeli. La
tradizione racconta che, durante una prova contro la tentazione, Francesco si gettò tra i rovi e le
spine divennero rose senza ferire. Al di là del racconto, il significato è chiaro: la fedeltà trasforma.
La libertà, quando è orientata al bene, non elimina la fatica, ma la rende feconda.
Nel 2020 Papa Francesco ha convocato ad Assisi giovani economisti nell’iniziativa The Economy
of Francesco, chiedendo un’economia che metta al centro la persona, il lavoro dignitoso e la cura
della terra. Custodire il futuro significa anche interrogare le nostre scelte economiche: ciò che
consumiamo, il modo in cui produciamo, le priorità che sosteniamo. Non esistono decisioni
neutre.
Attorno alla giara vivono creature piccole: api, lombrichi, farfalle, lumache, uccelli. Sono realtà
spesso ignorate, ma essenziali. Le api rendono possibile l’impollinazione; i lombrichi custodiscono
la fertilità del suolo; la farfalla parla di trasformazione ricorda ai cristiani il passaggio dalle tenebre
della morte alla luce della risurrezione; la lumaca ricorda che la lentezza può essere fedeltà; gli
uccelli richiamano l’episodio in cui Francesco li chiamò fratelli. Nulla è davvero insignificante. Ciò
che appare fragile può sostenere l’equilibrio dell’insieme.
Il Cantico delle Creature non è solo poesia: è una visione del mondo. La terra è sorella, non
oggetto. Tutto è in relazione. Ogni azione produce conseguenze, su chi la compie e su chi la riceve.
Custodire il futuro significa allora esercitare una libertà consapevole. Significa vigilare sulle scelte
quotidiane: nel modo di parlare, di educare, di lavorare, di consumare, di costruire relazioni. Il
futuro non si improvvisa e non si delega. Si prepara attraverso responsabilità assunte nel
presente.
È nella fedeltà delle piccole decisioni che si costruisce ciò che verrà.
Pasquale nr 18 - Reparto Buglio
PASQUA 2026
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Pasquale n.19 -Rendila perfetta nell’Amore
«Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore» (Gv 15,9).
Nel Vangelo di Giovanni, Gesù ci rivela il centro della vita cristiana: l’Amore. È questo il valore che dà senso alla nostra esistenza e ci permette di viverla pienamente. Per questo abbiamo voluto mettere al centro del Pasquale la croce, simbolo dell’Amore di Cristo che si offre per l’umanità. Il titolo, “Rendila perfetta nell’Amore”, è una preghiera rivolta al Padre, affinché ci aiuti a rendere perfetta la nostra vita. Ma cos’è perfetto agli occhi di Dio? Non ciò che è privo di difetti, come spesso suggerisce la società, ma ciò che trova la sua pienezza nell’incontro con Lui. Questo diventa possibile quando ci riconosciamo come figli amati e impariamo a donare agli altri l’amore ricevuto, rimanendo fedeli alle parole del Vangelo.
Per realizzare il nostro Pasquale ci siamo ispirati a Dante, poeta che è riuscito a esprimere in un solo verso l’essenza del Divino: l’Amore che muove l’universo. Nella Divina Commedia egli racconta il cammino di un uomo smarrito che, attraverso l’Inferno e il Purgatorio, giunge alla salvezza del Paradiso. Questo viaggio è una potente metafora del cammino pasquale: Cristo, come Dante, passa attraverso la sofferenza della Passione e della morte in croce, per poi risorgere e ascendere alla gloria del Padre. Allo stesso modo, il percorso di Dante trova il suo compimento nell’ultimo canto del Paradiso, quando egli giunge alla visione di Dio, rappresentato simbolicamente da tre cerchi. Perché il cerchio? Il cerchio è da sempre simbolo di perfezione: senza inizio e senza fine proprio come Dio. Per questo Dante, per descrivere il mistero della Trinità, dice di aver visto tre cerchi “di tre colori e d'una contenenza”: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, tre persone distinte, ma fatte della stessa sostanza, che abbiamo rappresentato nel nostro Pasquale.
Il cerchio più grande rappresenta il Padre, motore immobile e creatore dell’universo, simboleggiato dal cielo a cui guardiamo cercando nella sua infinita grandezza il senso della nostra vita finita e limitata. Abbiamo rappresentato il cielo all'alba, momento in cui la luce della Resurrezione si fa strada nell'oscurità, per ricordare che ogni giorno è un dono del Signore, da vivere nella Sua Luce.
Il secondo cerchio rappresenta il Figlio, a cui abbiamo associato l’acqua: questa, come Cristo, viene mandata dal cielo sulla terra per essere fonte di vita, come ci ricorda l’episodio della Samaritana: «Chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete» (Gv 4, 14). L’acqua è anche simbolo del Battesimo: come scrive Paolo ai Galati, «tutti voi siete fi gli di Dio per la fede in Cristo Gesù; quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo» (Gal 3,26-27). Questo cerchio è più irregolare e rappresenta la nostra dimensione terrena: esseri umani imperfetti, segnati dal peccato. Nonostante ciò, il cerchio perfetto di Dio ci abbraccia e, attraverso il Battesimo, ci dona la grazia di diventare suoi Figli e la possibilità di rendere la nostra vita perfetta nell’Amore. Come fare? Dobbiamo essere come abili falegnami, che riconoscono l’imperfezione e la lavorano con pazienza, fino a renderla liscia e armoniosa, capace di riflettere la perfezione divina.
Il terzo cerchio rappresenta lo Spirito Santo che secondo Dante parea foco che spira dal Padre e dal Figlio. Nella tradizione cristiana il fuoco è collegato allo Spirito Santo, che nella Trinità rappresenta l’amore che unisce il Padre e il Figlio. Infatti nella Bibbia, durante la Pentecoste, lo Spirito Santo si manifesta sotto forma di “lingue di fuoco”, per indicare la forza dell’amore divino che entra negli uomini. Per questo motivo il fuoco è diventato uno dei simboli più comuni dell’amore.
All’interno dei tre cerchi abbiamo collocato una croce con l’immagine di Cristo. Anche per questo ci siamo ispirati a Dante: dopo aver descritto i tre cerchi il poeta dice che all'interno di questi gli è sembrato di vedere la nostra effi ge, una figura umana. Noi abbiamo deciso di rappresentare l'unico e vero Uomo, Cristo. Il suo amore ardente è rappresentato anche qui dal fuoco che trasforma il dolore in gioia, la morte in vita: il sacrificio di Cristo non è violenza o sconfitta, ma atto di amore.
Il messaggio che vogliamo lasciare è che la nostra vita può diventare perfetta solo quando lasciamo che l’amore di Cristo occupi il centro della nostra esistenza, come la croce occupa il centro del Pasquale, e riconosciamo, come Dante, che l’unico vero centro da cui nasce la vita è Dio: l’amor che move il sole e l’altre stelle.
Durante la sfilata porteremo con noi delle lanterne, che lasceremo in dono, affinché ciascuno possa portare con sé un frammento di quel fuoco, di quell’Amore che illumina e scalda la vita. Buona Pasqua!
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Pasquale n.20 - Non sia turbato il vostro cuore
Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato. Quando
lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano.
E Gesù, avvicinatosi, disse loro: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate
dunque e ammaestrate tutte le nazioni,
battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo,
insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato.
Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». (Mt. 28, 16 - 20)
Non sia turbato il vostro cuore
Il nostro cuore è turbato; noi giovani, a volte, siamo turbati.
Sono tempi inquieti; sembra di camminare nel disorientamento e nella precarietà. Non solo il
contesto internazionale e la crisi economica in cui versiamo, la guerra e la violenza ci
preoccupano.
Anche le questioni sociali ed etiche, le fragilità delle famiglie, il lavoro e la casa, la cura della
vita dall'origine alla morte, l’individualismo, la mancanza di solidarietà e talvolta di umanità.
Tutte queste cose turbano il nostro cuore, lasciando sgomento qualsiasi uomo e donna di
"buona volontà".
E così domandiamo a Dio, anche noi, come gli apostoli: "Signore dove sei?". "Signore fino a
quando?". “Signore perché?". "Signore dove vai?".
E Gesù sembra dire: "Devo andare, per il vostro bene, perché possiate crescere, e impariate
a camminare".
Così è per i discepoli di oggi. Così è per noi! Dobbiamo imparare a prendere le nostre
decisioni. A dare il nostro, piccolo, contributo.
Quel Gesù a cui chiediamo: "Signore, Dove sei?", forse, si trova proprio nelle nostre scelte e
nel nostro modo di vivere e di stare con le persone.
Ancora una volta, però, Gesù ci rassicura. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del
mondo.
E ci chiede. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre
e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato.
Abbiamo una bussola con cui orientarci nel cammino della vita.
Questa bussola è la Parola di Gesù.
Questa bussola è Lui stesso. Che è "Via, verità e vita".
È Gesù la "via": prendiamo la direzione che ci indica!
È Gesù l'unica "verità": lasciamoci orientare dai suoi insegnamenti!
È Gesù la pienezza di "vita": accogliamo il suo amore!
Perciò, non sia turbato il nostro cuore. Manteniamo viva la fede in Dio. Lasciamo fare a Lui!
In questo tempo la nostra certezza, la lampada che illumina il cammino, la bussola per andare
nella giusta direzione è la Parola del Signore Gesù. Seguiamola. Non resteremo confusi!
Reparto Buglio
Pasquale n. 20
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Pasquale n.21 - AQUA SALIENS IN VITAM AETERNAM
Il nostro Pasquale nasce dal desiderio di rappresentare il cammino della vita cristiana attraverso un elemento
semplice ma essenziale: l’acqua.
Essa accompagna ogni istante della nostra esistenza, scorre, trasforma, nutre e conduce, proprio come la fede nella
vita di ogni uomo.
Il titolo scelto, “Aqua saliens in vitam aeternam” — “acqua che zampilla per la vita eterna” — racchiude il
significato più profondo dell’intera composizione. Questa espressione, tratta dal Vangelo secondo Giovanni (Gv
4,14), richiama le parole di Gesù:
«L’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna».
È proprio questa acqua viva, simbolo della grazia e dello Spirito, a guidare il cammino dell’uomo.
La struttura del Pasquale si sviluppa nella forma di un fiore di ninfea, composto da grandi e piccoli petali che si
aprono verso l’esterno. Questa scelta non è casuale: la ninfea è un fiore che nasce e vive nell’acqua, ma che
emerge in superficie mostrando tutta la sua bellezza. In essa si racchiude il significato più profondo del nostro
messaggio: la resurrezione.
Al centro della composizione si trova il fonte battesimale, cuore dell’intero Pasquale. Esso rappresenta il
Battesimo, momento fondamentale in cui ha inizio la vita cristiana. Come il pistillo è la parte centrale del fiore, da
cui ha origine la vita e verso cui tutto converge, così il fonte battesimale è il punto da cui nasce e si sviluppa il
cammino di ogni credente.
È da questo centro che l’acqua comincia a scorrere, dando origine a un percorso che accompagna l’uomo per tutta
la sua esistenza.
L’acqua diventa così il filo conduttore dell’intero Pasquale: simbolo della vita, del tempo che passa e della fede
che guida il nostro viaggio.
Su tre dei petali principali trovano spazio immagini significative del nostro territorio, ognuna legata a un diverso
significato.
La fontana di Buglio rappresenta l’acqua che sgorga e nutre. Così come una fonte offre acqua in modo continuo,
allo stesso modo la fede sostiene e alimenta la vita dell’uomo, donandogli forza nei momenti di difficoltà.
Il mulino, mosso dalla forza dell’acqua, diventa simbolo di trasformazione. L’acqua non è più solo presenza, ma
energia che agisce e cambia ciò che incontra. Allo stesso modo, la fede è capace di trasformare interiormente
l’uomo, guidandolo nelle sue scelte e nel suo percorso.
Il ponte di Combo, infine, introduce il tema del passaggio. L’acqua che scorre sotto di esso richiama il tempo che
non si ferma e conduce inevitabilmente a un momento decisivo: il passaggio dalla vita alla morte. Non come una
fine, ma come un transito.
Ed è proprio qui che il significato dell’intero Pasquale si compie.
Il fiore di ninfea, che si apre verso l’esterno, rappresenta la rinascita. Come questo fiore emerge dall’acqua e si
schiude alla luce, così la vita dell’uomo, dopo il passaggio della morte, si apre alla Resurrezione.
In questo giorno di Pasqua, il nostro Pasquale vuole essere un segno di speranza per tutta la comunità: un invito a
lasciarsi guidare da quell’“acqua viva” che scorre dentro di noi, certi che, oltre ogni passaggio, ci attende una
nuova fioritura e la vita eterna.
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Pasquale n.22 - Melodia di Vita
La pioggia scende piacevole, tranquilla, eppure porta con sé una nota di tristezza, una malinconia leggera che si appoggia sul cuore. Ogni goccia cade distinta, come se il suono della vita volesse farsi ascoltare goccia dopo goccia; pioggia, a volte nemica. “Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti” Mt 7,25
Poi la raganella irrompe. Un rumore fastidioso, un disturbo secco che spezza l’armonia. Copre tutto, sovrasta la pioggia, la rende lontana. Il rumore fastidioso copre il suono melodioso. Senti ogni suono staccato, isolato, come frammenti sparsi di un discorso che non riesce a comporsi. È il tempo della prova, della confusione interiore, della ricerca di senso.
Quasi una coincidenza, il suono della “Géa” rimbombava per le vie di Bormio nel momento più tragico e solenne della Passione di Cristo per annunciare l’imminente processione del Venerdì Santo.
Alza gli occhi al soffitto. In quella superficie immobile cerca un perché della vita, un punto fermo, una stabilità a cui aggrapparti mentre i suoni si accavallano dentro e fuori di te.
È il mormorio di un vento leggero (1 Re 19, 12) che muove le campanelle, invita all’ascolto profondo, alla ricerca e indica una direzione. Non un luogo esterno a noi, ma uno stile di musica che già ci appartiene e che possiamo decidere di far risuonare anche intorno a noi.
Ed ecco: un piccolo xilofono di legno nell’aria diffonde una melodia, che risuona nella parte più interiore di noi. È una musica di vita, positiva, sottile ma resistente. Vibra anche quando il disturbo insiste. Vibra sotto la pioggia, supera il rumore della raganella; il Venerdì Santo è passato, il cuore ha trovato un motivo di vita, una certezza, una gioia indicibile e profonda.
È la forza della fede, è l’intima Speranza che la Vita ha trovato la sua pienezza; che a Pasqua il Signore risorge e per sempre sarà melodia che risuona in ogni nostra giornata, nei passaggi importanti della nostra vita, nei momenti di scelta, nel rumore sgraziato delle difficoltà, nella fatica della ricerca e nelle campane a festa.
Allora... scegli di ascoltare. Basta fermarsi un istante, nel silenzio, per fare esperienza della melodia della tua vita. Custodiscila e portala con te.
Antichissima tradizione di Bormio, nata da un rituale arcaico , le prime testimonianze risalgono al 1606, dove inizialmente la tradizione era legata a preparare e cucinare un agnello da distribuire il giorno di Pasqua in piazza del Kuerc.
I pasquali sono pesanti carri allegorici in tema religioso, portati a spalle da giovani del paese, tutti vestiti con il costume tradizionale bormino.
La sfilata attraversa tutta la via Roma, partendo alle ore 10.00 da piazza V Alpini, per terminare in piazza del Kuerc dove le opere rimangono esposte un paio di giorni.
I Pasquali sono il modo tutto bormino, per festeggiare la pasqua.



